Corpo e anima della narrativa contemporanea di Silvia Rizzo
Corpo e anima della narrativa contemporanea
di Silvia Rizzo
Di recente vi sarà capitato di leggere: bene, io mi sono chiesta qual è il trait d’union della narrativa contemporanea. E poi, quali sono i suoi caratteri distintivi? Perché i romanzi sembrano assomigliarsi tutti? E, nonostante questo, alcuni diventano casi letterari e altri no? Quanto peso hanno oggi le case editrici per il successo di un libro? Fino a buona parte del Novecento la fortuna letteraria era dettata dal destino e dal corso degli eventi personali; oggi invece il calcolo e i gusti dei lettori sono elementi necessari e sufficienti per determinare le vendite e quindi il successo di un autore.
La letteratura da sempre - è vero - riflette l’epoca a cui appartiene, ma da cosa è dato il peso specifico della narrativa contemporanea? Gli autori a chi si ispirano, quali sono i loro modelli? In un periodo storico come il nostro, in cui c’è chi non fa mistero di usare l’intelligenza artificiale anche nella scrittura, quali sono le coordinate in cui si muove il pensiero di un autore?
Pur essendoci differenze tra le opere degli scrittori stranieri e quelli italiani, cosa costituisce il corpo e l’anima della scrittura moderna? Raccontare e costruire storie avvincenti come le serie televisive? Siamo sicuri che si possa parlare di letteratura? Un intreccio ben costruito e personaggi a cui ci si affeziona, una scrittura lineare e semplice, che non ti costringa mai a usare un dizionario e che non ti stupisca, possono soddisfare tutti i lettori? Oppure, come pensava Jauss, l’opera vive nell’attenzione e nell’interesse che le tributa il pubblico: se il pubblico non prova interesse essa cade nel dimenticatoio e muore. Io non sono d’accordo con questa teoria che dà troppo potere al lettore e abbandona l’opera a sé stessa. Questa resiste al tempo e ai lettori: non è un caso che capolavori, come La Coscienza di Zeno, siano stati rifiutati da tanti editori per anni, perché distanti dai gusti dei lettori del tempo. La vera opera letteraria resiste perché ha un valore in sé assoluto, distinto e separato da quello che gli attribuisce chi legge o chi critica. L’opera ha una forza intrinseca che appartiene solo all’autore e al tempo che l’ha prodotta, come sublimazione artistica della realtà.
Se la narrativa è lo specchio della nostra epoca, non dovrebbe stupire quindi che sia sinonimo di leggerezza e intrattenimento, un divertissement pascaliano; uno strumento, apparentemente più intellettuale degli altri, che aiuta a distrarci dalla nostra vita.
Ma se dovessimo davvero pensare a quei libri irrinunciabili che vanno letti almeno una volta nella vita, ne troveremmo negli ultimi quarant’anni? Quei libri che suscitano una sensazione che si ripete nel corso delle pagine, ti fa fermare e ti colpisce come un fulmine a ciel sereno. Quei libri che provocano un’emozione che rimane nel tempo, anche a distanza di anni. Quei libri che, in un certo senso, ti cambiano la vita.
Ultimamente sto rileggendo i classici dell’800: la profondità non è scissa dall’intreccio avvincente; la psicologia umana che, senza descrizioni, emerge dai personaggi, riflette sentimenti universali, attuali come non mai, perché eterni.
Dov’è l’eternità nella narrativa contemporanea? Forse il nostro tempo, appiattito sul presente, non può concepire l’immortalità neanche nella scrittura? Come mai rileggiamo i classici con una struggente malinconia? Abbiamo forse la sensazione o peggio la consapevolezza che libri del genere non possano più essere scritti? L’umanità che sottende l’anima di uno scrittore, la sua sensibilità verso l’altro, verso il mondo in cui vive, sono ormai ottuse dalla modernità? E chi sopravvive a sé stesso e al suo tempo riesce ancora a scrivere capolavori? O si parla solo di sé, del nostro piccolo mondo interiore, con la convinzione, e a volte la pretesa, che sia lo stesso degli altri che ci circondano?
Cosa vuol dire oggi scrivere e pubblicare un libro? Un vezzo, una velleità, un mestiere? Quelli che ci vengono presentati come scrittori di successo lo sono davvero? La critica è davvero tale di fronte al numero di copie vendute? Gli autori contemporanei che “fanno” letteratura sono quelli che non praticano la scrittura per mestiere o per guadagno; non scrivono né per sé stessi né per un pubblico ben definito e classificato da indagini di mercato; riflettono il tempo in cui viviamo e sintetizzano la realtà, non per il puro piacere personale o altrui, ma per necessità di restituire ciò che noi, lettori e non scrittori, non vediamo e non possiamo raccontare, oppure ciò che sappiamo ma non sappiamo dire. Lo scrittore che fa letteratura sa dire, sa raccontare e non solo perché ha gli strumenti migliori per farlo, ma anche perché ha uno sguardo sulla realtà complesso e poliedrico che rimanda al lettore ogni volta composizioni di luci diverse, come in un caleidoscopio, perché è capace di spostare in continuazione il suo punto di vista. La scelta di un tema o di una storia non sono mai casuali o dettate dalle mode del momento; sono determinate dall’esemplarità di sentimenti e situazioni di vita; lo stile è riconoscibile e fedele a se stesso, senza compiacimento.
Eppure nel mare magnum della narrativa contemporanea ci sono alcuni autori che fanno la differenza con la loro voce; la cifra stilistica che intravedo tra le loro pagine ben scritte ha un elemento in comune: la poesia. Come, se si tratta di prosa? Ebbene sì, la lingua e il linguaggio possono essere “poetici” anche in un testo narrativo: nella scelta accurata dei termini, negli accostamenti audaci, nelle immagini e nelle metafore, per esempio.
Mi viene in mente “Spatriati” di De Siati, che riesce, nel corso della narrazione a stupire con la parola, a farci trattenere il respiro; ci costringe in qualche modo a tornare indietro, per rileggere passi che hanno bisogno di tempo per essere davvero compresi. La parola, densa di significati e significanti nella trama del romanzo, è la protagonista principale in realtà, perché codifica lo stile dell’autore, che potrebbe anche aver scritto una storia diversa. Ecco quello che fa la differenza negli scrittori della contemporaneità: il coraggio di osare con la parola senza la preoccupazione di “essere letti” facilmente. La lettura che possiamo percepire come difficile e profonda, a tratti intrisa di poesia, è quello che rende degna di nota la scrittura contemporanea.
Non sempre la strada più facile è la migliore.
Robert Frost scriveva ne “La strada non presa”:
…Dirò questo con un lungo sospiro
Chissà dove e fra tanti anni a venire:
Due strade a un bivio in un bosco, ed io –
Presi quella meno frequentata,
E da ciò tutta la differenza è nata.
D’altronde non è un caso che la letteratura occidentale sia nata con i poemi omerici, una lunghissima narrazione in versi.

Biografia di Silvia Rizzo
Silvia Rizzo è nata a Taranto nel 1974. Si è laureata in Lettere Classiche, Archeologia e Filosofia presso l’Università di Lecce, dove si è perfezionata in Filologia Classica. Docente di Materie letterarie, latino e greco, dal 2022 si occupa di Progetti Nazionali per il MIM.
A Modena, per l’Associazione Culturale “Le Avanguardie”, ha collaborato con la rivista di scrittura e critica letteraria “Bollettario”, diretta da E. Sanguineti; in seguito è stata membro della giuria del Premio letterario Nazionale “A. Tassoni” di Modena (edizione 2007).
È stata docente esperto PON (Programma Operativo Nazionale del MIM) nei seguenti ambiti:
- Tragediografia greca nel Liceo Classico;
- Narrativa nella Scuola Primaria;
- Italiano nel Liceo delle Scienze Umane;
- Alfabetizzazione digitale, multimedialità e narrazioni nel Liceo Linguistico e Scientifico.
Nel Liceo in cui insegna ha curato il Progetto “Amico libro”, volto a promuovere libri e autori del territorio; come autrice ha partecipato a festival e rassegne letterarie presentando le sue pubblicazioni.
Ha pubblicato:
- 2021 – “Vita in affitto”, Edizioni Les Flaneurs;
- 2023 – “Diario di una donna filosofo”, Prima edizione, Casa Editrice CTL;
- 2024 – Recensione di Orlando di V. Woolf sull’inserto “Robinson” del quotidiano Repubblica;
- 2025 – “Diario di una donna filosofo”, Seconda edizione, Amazon KDK.

