TARSU: SU CITTADINI E IMPRESE I COSTI DELL’INEFFICENZA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

‘Meno spesa, meno tasse'. E’ il refrain di queste settimane, ma si continua a far quadrare i conti solo con la leva fiscale. Senza cambiamenti  il 2014 non sarà un anno di ripresa e crescita. Anzi vi è il rischio concreto che la crisi economica si trasformi in una drammatica crisi sociale. Siamo profondamente e seriamente preoccupati, ci sembra che Taranto abbia imboccato un tunnel senza vie di uscita.

E’ questo il commento del presidente provinciale di Confcommercio, Leonardo Giangrande, a fronte della notizia dell’ aumento del 18% dell’ultima rata Tarsu (il rimanente 25% dell’intero importo) a saldo del 2013. Dunque, l’ennesimo aumento, anche questa volta deciso senza previa consultazione delle associazioni di categoria, malgrado le innumerevoli sollecitazioni e richieste di incontri inoltrate all’indirizzo del Sindaco e degli Assessori ai Tributi ed alle Attività Produttive.

Le  tariffe  per il finanziamento del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani per l’anno in corso  sono  state infatti direttamente approvate con delibera di Giunta, senza che fosse data alle parti sociali la possibilità di un confronto, e questo malgrado che proprio la Confcommercio avesse vinto un ricorso al Tar   Si  concluse infatti  con un pronunciamento del tribunale amministrativo di Lecce   positivo la vicenda delle  tariffe Tarsu 2011, in merito alla quale Confcommercio Taranto –difesa dall’avv. Michele Di Campo- aveva   promosso un ricorso contro il Comune di Taranto per l'impugnazione delle delibere comunali 33 e 34 del 27 aprile 2011, riguardanti la tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni e la modifica del regolamento comunale per l’applicazione della tassa.

 

Per il 2013 il Comune di Taranto, avvalendosi della legge 24 del 28 ottobre scorso non ha adottato la nuova tassa -la Tares-, che entrerà in vigore nel 2014 (forse con  un nome diverso),  e ha continuato ad applicare il regime di prelievo in vigore nel 2012, ma nel contempo per garantire la integrale copertura dei costi del servizio ha incrementato le stesse tariffe del 18%. Insomma, una bella  trovata: con una mano da e con l’altra prende.

Una batosta per i cittadini, ma ancor di più per gli artigiani e  i commercianti che si vedranno arrivare entro un mese cartelle esattoriali particolarmente pesanti, più che altrove. Illuminante il confronto con il capoluogo di regione:  un ristorante/pizzeria a Taranto arriverà a pagare 21, 07 € al mq contro 20,61€ al mq di Bari, un bar  pagherà 19,35 mentre a Bari 13,99, un albergo con ristorante 14,82 in confronto a 6,61, e un negozio di abbigliamento addirittura 12,54 contro 6,59 € al mq di Bari, e così via per le altre categorie.  

Gli aumenti sarebbero necessari -si giustifica il Comune- per ripianare il buco di 20 milioni di euro dell’Amiu, ma  non ci preoccupa di  ripianare il buco ‘fisico’ impresso nelle vie della città  dalle attività del commercio  che, annientate dalla crisi e dalla pressione fiscale, di settimana in settimana  cessano di esistere.

Confcommercio in queste ore sta valutando con i propri consulenti  le iniziative giuridico-amministrative  e tecniche da adottare e non è escluso che si ricorra ad una convenzione con imprese private specializzate nella raccolta dei  rifiuti speciali.

(COMUNICATO STAMPA-AREA COMUNICAZIONE e R.E.)

 


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